Chi è quel “signor Méndez”
che ha pietà di noi, che ci
fa stupire…
e che trasforma il bruco
deforme della nostra anima
in una splendida farfalla?
Antonio Socci, in www.antoniosocci.com, 29 gennaio 2012.
C’è da tempo, in
rete, un cortometraggio bellissimo The Butterfly Circus (Il circo della
farfalla) diretto da Joshua Weigel. Dura 20 minuti ed è sottotitolato in
italiano.
È
struggente. Ve lo consiglio (poi, sotto, vi propongo un’interpretazione).
Penso che si
sbaglierebbe a credere che questo stupendo film metta a tema la sofferenza della
disabilità o l’emarginazione. Per me non è un film sui corpi, ma sulle anime e
lo suggerisce proprio il “signor Méndez”, direttore del “Circo della farfalla”
che presenta alla fine Will come “un’anima coraggiosissima”.
La
“deformità” di Will, la sua mutilazione è l’immagine della nostra povera
umanità, l’immagine di ciascuno di noi, inchiodato al proprio limite, alla
propria incapacità, alla propria disperazione e solitudine, al proprio peccato,
ai propri sbagli, al proprio “non essere amato” e quindi vittima impotente di
un mondo crudele che trae guadagni dalle sue mostruosità.
La storia
infatti si apre proprio sullo spettacolo crudele del mondo, che di questa
miseria umana fa spettacolo: “il miglior spettacolo di mostri della città”. Promesse
di soldi, dolore e crudeltà, tristezza. E quei poveretti esposti come animali e
crudelmente derisi per le loro deformità… Il tipaccio che li illustra infine
annuncia: “una perversione della natura, un uomo – se così lo si può chiamare –
a cui Dio stesso ha voltato le spalle!”.
Ecco, questo
è il modo come noi ci vediamo e vediamo gli altri: abbandonati da Dio. E quindi
asserviti a chi fa senza scrupoli mercimonio della nostra umanità. Il pubblico
davanti a Will alterna sguardi di orrore, derisione, risolini e crudeltà. Ma
quel giorno, in quel cinico luna park, è arrivato un uomo diverso da tutti.
Il “Signor
Méndez” ha uno sguardo diverso su quei poveretti. Vi fa pensare a Qualcuno? Ecco
la sua compassione, il suo fermare la crudeltà dei ragazzetti, il suo levarsi il
cappello davanti a Will, il suo “tu sei magnifico!”, l’immediato perdono per lo
sputo del povero disperato che credeva di essere deriso perché lui non si
vedeva “magnifico”. Il “Signor Méndez” è subito pronto a scusarlo e
giustificarlo: “non è successo niente. E’ colpa mia. Forse mi sono avvicinato
un po’ troppo, giusto amico?”.
Chi è
quest’uomo strano, unico? È il “signor Méndez”, famoso perché direttore del
“Circo della farfalla”, quello che – secondo il mondo – fa “spettacoli
stravaganti”. È considerato “strano”, “stravagante”, perché è diverso dal luna
park delle mostruosità.
Will decide
di andare col “Circo della farfalla”, dove lo accolgono con calore, ma non gli
fanno fare quello che faceva prima perché “da noi non c’è nessun fenomeno da
baraccone”. Il “Signor Méndez” gli dice: “non c’è niente di edificante
nell’esporre le imperfezioni di un uomo… noi siamo contenti che tu stia qui con
noi e puoi restare finché vuoi, ma io dirigo un altro tipo di spettacolo”. È lo
spettacolo della bellezza, dell’armonia, dell’audacia, dell’abilità umana,
della grazia. Lo si vede quando in un villaggio triste e decadente arriva la
compagnia del “Circo della farfalla”….
Il “Signor
Méndez” annuncia: “signori e signore, ragazzi e ragazze, ciò di cui ha bisogno
questo mondo è di un po’ di stupore”.
Il “signor
Méndez” guarda i suoi artisti incantato e commosso. E sussurra a Will:
“splendidi, non è vero? Come si muovono, pieni di forza, colore e grazia. Sono
sbalorditivi!”. Poi lo scuote bruscamente. Gli fa capire quanto è crudele e
ingiusto ciò che pensa di se stesso e gli dice che anche lui può essere come
loro. Infatti gli svela qual è la vera bellezza dei suoi artisti: sono tutti
dei redenti, sono persone che erano state buttate dal mondo come perduti e
perdenti. E sono rinate.
Perché il
“Circo della farfalla” mostra appunto questo meraviglioso spettacolo: il bruco
deforme che diventa bellissima farfalla.
Dice il
“Signor Méndez” a Will: “se soltanto tu potessi vedere la bellezza che può
nascere dalle ceneri”. È una possibilità anche per Will. Perché la vera
bellezza è quella di chi si lascia amare, di chi accetta la misericordia e
“rischia” tutto se stesso in questo amore.
L’obiezione
di Will: “Ma sono diversi da me” (tipica obiezione di chi si sente più
disgraziato e più incapace di tutti gli altri).
Ma il
“Signor Méndez” rovescia totalmente le sue categorie di giudizo: “Sì. Tu un
vantaggio ce l’hai: più grande è la lotta e più è glorioso il trionfo”. E
infatti per Will arriva il trionfo. Così il “Signor Méndez”, felice e commosso
può annunciare: “I vostri occhi saranno testimoni, in questo stesso giorno di
un’anima coraggiosissima”.
Non più
spettatori di una mostruosità, ma testimoni di una gloriosa rinascita e di
un’avventura ardimentosa.
Io penso che
il “Circo della farfalla” esista in questo mondo. È il Regno di Dio che Gesù è
venuto a instaurare. È lui che davanti alla mostruosità di ogni uomo gli
sussurra: “Tu sei magnifico!”. E gli diventa amico perché il bruco, il verme,
diventi la libera e bella farfalla …
Gesù non è
venuto a incriminare, a giudicare, a puntare il dito (lo fa già il mondo). No.
Gesù è venuto pietosamente a guarirci. A farci rinascere.
E chi siamo
noi per dire: no, quello non può farcela, quello è uno abbandonato da Dio?
Ecco una
bella pagina del grande Dietrich Bonhoeffer:
“Dio non si
vergogna della bassezza dell’uomo, vi entra dentro,
sceglie una
creatura umana come suo strumento e compie meraviglie
lì dove uno
meno se le aspetta.
Dio è vicino alla
bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l’insignificante,
ciò che è emarginato, debole e affranto;
dove gli uomini
dicono ‘perduto’, lì Egli dice ‘salvato’;
dove gli uomini
dicono ‘no!’, lì Egli dice ‘sì’!
Dove gli uomini
distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo,
lì Egli posa il Suo sguardo pieno di un amore ardente incomparabile. (…).
Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo
vergognarci davanti a noi stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio
dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai
nella vita, lì Egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il Suo
approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del Suo amore, della Sua
vicinanza e della Sua Grazia”.
Questo è il cristianesimo.